Chi ha conosciuto Captain Tsubasa attraverso l’anime sa già che quello mostrato in campo ha ben poco a che vedere con una normale partita di calcio. Tiri che sembrano capaci di attraversare lo stadio, portieri che compiono parate fuori da ogni logica, giocatori che percorrono il campo in pochi istanti: è proprio l’eccesso a rendere riconoscibile il mondo di Holly e Benji.
Captain Tsubasa 2 World Fighters parte da questa caratteristica e costruisce attorno a essa il proprio sistema di gioco. Non prova quindi a trasformare la serie in una simulazione calcistica tradizionale. Al contrario, prende alcune delle situazioni più spettacolari del manga e dell’anime e le porta dentro un gameplay nel quale il risultato di un’azione può dipendere tanto dalle caratteristiche del personaggio quanto dal tempismo del giocatore.
La novità più interessante riguarda una situazione che nel calcio reale dura una frazione di secondo: il momento in cui un portiere deve scegliere dove tuffarsi.
Anche il portiere deve indovinare il tiro
Nelle partite di World Fighters, quando un avversario calcia verso la porta, il pallone può essere indirizzato verso sei diverse zone.
Il giocatore che difende deve quindi leggere la traiettoria e scegliere rapidamente la direzione nella quale intervenire. Se l’intuizione è corretta, può arrivare una parata normale oppure una perfetta, a seconda della precisione dell’input.
Sembra una modifica semplice, ma cambia parecchio il rapporto tra attacco e difesa.
La distanza dalla porta diventa importante perché determina anche quanto tempo rimane per reagire. Un tiro effettuato da lontano lascia più margine per interpretare l’azione; quando invece la conclusione arriva da pochi metri, la scelta deve essere praticamente immediata.
Il portiere, insomma, non è più soltanto l’ultimo elemento di una sequenza automatizzata. Il giocatore può intervenire direttamente e provare a leggere le intenzioni dell’attaccante.
E naturalmente, in perfetto stile Captain Tsubasa, non potevano mancare le parate speciali.
Quando una parata non basta
Alcuni portieri possono eseguire interventi particolari soltanto quando vengono rispettate determinate condizioni. Anche i difensori hanno a disposizione tecniche specifiche con cui intervenire sulle azioni avversarie.
Ma il sistema funziona anche nella direzione opposta.
I cosiddetti Break rappresentano alcune delle conclusioni più devastanti. Un tiro di questo tipo può infliggere al portiere un danno superiore alla sua energia residua e, quando va a segno, non produce semplicemente il gol.
La condizione del portiere viene ulteriormente compromessa, rendendo più difficile resistere alle conclusioni successive.
È un sistema che rende importante non soltanto segnare, ma anche indebolire progressivamente l’avversario.
La partita può diventare una questione di combo
Un’altra caratteristica particolare è il Chain System.
Il gioco tiene conto della continuità delle azioni eseguite sul terreno di gioco: dribbling, contrasti e altre iniziative contribuiscono ad alimentare una combinazione che può essere sottratta anche all’avversario.
Più la catena cresce, maggiori diventano i vantaggi.
I tiri possono acquisire maggiore potenza e il tempo necessario per prepararli diminuisce. Alle difficoltà più basse è possibile ignorare quasi completamente questo meccanismo, mentre nelle sfide più impegnative diventa interessante costruire l’azione proprio pensando al momento nel quale arrivare davanti alla porta.
La conseguenza è che una buona azione offensiva non consiste necessariamente nel correre immediatamente verso l’area. Può essere più conveniente accumulare vantaggi prima di cercare la conclusione.
Non sono soltanto gli attaccanti ad avere le mosse speciali
Uno degli aspetti che distingue il gioco è inoltre la quantità di tecniche disponibili.
Le mosse spettacolari non sono riservate esclusivamente ai bomber della squadra. Anche centrocampisti e difensori possono accumulare energia e utilizzare abilità particolari.
Ci sono passaggi speciali pensati per creare occasioni, movimenti che consentono di superare un avversario e interventi difensivi con cui raggiungere rapidamente un giocatore in possesso del pallone.
Il problema emerge quando alcune di queste tecniche diventano troppo difficili da contrastare.
In determinate situazioni, una scivolata speciale può raggiungere il possessore prima che abbia il tempo di reagire. Se viene utilizzata alla distanza giusta, il giocatore avversario può avere pochissime possibilità di evitare il contrasto.
È una scelta comprensibile all’interno di un gioco arcade, ma può diventare frustrante quando una determinata tecnica viene utilizzata ripetutamente.
Il passaggio può trasformarsi in un tiro
Tra le soluzioni offensive c’è anche il sistema degli assist.
Avvicinandosi lateralmente all’area è possibile caricare un passaggio che coinvolge automaticamente un compagno. Quest’ultimo si porta nella posizione utile per ricevere il pallone e da lì il giocatore può completare l’azione attraverso un comando rapido.
Il meccanismo è spettacolare e richiama alcune delle combinazioni tipiche della serie, ma proprio la sua semplicità può renderlo una soluzione conveniente da ripetere.
È uno degli esempi nei quali il gioco privilegia chiaramente lo spettacolo rispetto alla complessità.
Ogni nazionale può avere un asso nella manica
Le squadre presenti sono 32 e ciascuna dispone di una propria abilità speciale.
Non può essere utilizzata liberamente: occorre soddisfare determinate condizioni e, una volta attivata, può produrre effetti molto diversi.
In alcuni casi consente di recuperare immediatamente energia al portiere; in altri può arrivare a determinare direttamente un gol.
Queste abilità funzionano quindi come una risorsa da conservare per il momento opportuno. Utilizzarla troppo presto significa rinunciare a un possibile vantaggio nelle fasi decisive della partita.
Una storia che non si ferma alla trama principale
Anche la modalità narrativa segue una strada particolare.
La vicenda prende spunto dall’arco World Youth e introduce un personaggio creato direttamente dal giocatore. Il protagonista personalizzato viene inserito negli eventi senza sostituire Tsubasa e può partecipare ad alcune conversazioni attraverso risposte predefinite.
Le scelte, però, non costruiscono una vera storia ramificata. Servono soprattutto a modificare le battute che seguono.
La parte più curiosa arriva dopo la conclusione della storia principale: il gioco propone infatti due percorsi alternativi con scenari originali.
È una soluzione che permette di prolungare l’esperienza anche a chi conosce già gli eventi principali della saga.
C’è molto da leggere e ascoltare
La quantità di dialoghi è notevole.
Le conversazioni accompagnano praticamente ogni fase della campagna e possono comparire anche durante le partite. Per chi apprezza l’anime, questo contribuisce a ricreare la sensazione di assistere a un episodio interattivo.
Per altri giocatori può invece diventare un limite, soprattutto quando l’azione viene interrotta frequentemente.
Le attività secondarie soffrono dello stesso problema: molte consistono in dialoghi, messaggi sullo smartphone e sequenze narrative, con un coinvolgimento ludico piuttosto limitato.
Il materiale non manca, ma una maggiore varietà avrebbe probabilmente reso queste sezioni più interessanti.
L’Unreal Engine 5 cambia il colpo d’occhio
Il salto tecnologico è evidente anche sul piano visivo.
Il passaggio all’Unreal Engine 5 permette di ottenere personaggi e ambientazioni più dettagliati rispetto al precedente episodio. Il miglioramento si nota soprattutto nelle animazioni delle tecniche speciali, che rimangono uno degli elementi centrali dell’esperienza.
È proprio nelle mosse più spettacolari che il gioco riesce a sfruttare meglio la natura della serie: l’obiettivo non è riprodurre fedelmente una partita reale, ma far sembrare ogni azione qualcosa di eccezionale.
Meno convincente è invece la varietà di alcune animazioni difensive, che possono diventare ripetitive dopo molte ore.
Una linea sul campo che divide i giocatori
Tra gli elementi dell’interfaccia più discussi c’è una linea che collega il calciatore controllato alla posizione del pallone.
Esteticamente non è certo l’elemento più elegante dello schermo, ma svolge una funzione pratica. Permette di capire rapidamente dove si trova il proprio giocatore rispetto all’azione e può aiutare a valutare le distanze necessarie per un contrasto.
In una partita particolarmente veloce, questa informazione può essere più importante dell’aspetto estetico.
Meno comprensibile è invece la gestione delle funzioni del controller su PS5, con un utilizzo molto limitato delle caratteristiche del DualSense.
Un calcio volutamente fuori dalle regole
Il punto interessante di Captain Tsubasa 2 World Fighters è proprio questo: non vuole correggere gli eccessi della serie, ma trasformarli in meccaniche.
Il portiere deve intuire dove arriverà il pallone, una combinazione di dribbling può diventare una risorsa offensiva, una tecnica speciale può ribaltare una situazione e una conclusione particolarmente potente può compromettere definitivamente le condizioni dell’estremo difensore.
Non è il calcio di una simulazione e non pretende di esserlo.
È il calcio di Holly e Benji: un campo nel quale una partita può dipendere da un tiro impossibile, da una parata all’ultimo istante o dalla tecnica speciale che si è scelto di conservare fino al momento decisivo.
